Storia e cultura cinese tra Pechino, Shanghai e Xi Tang

E finalmente è arrivato il momento di fare la valigia e partire alla volta del Regno di Mezzo. Avevo una concezione tutta mia sulla Cina, alimentata da stereotipi e da pregiudizi, conoscevo davvero ben poco su di essa e non nutrivo grosse aspettative prima della partenza. Invece, devo dire che il viaggio si è rivelato una piacevolissima scoperta. Tante stranezze, modi di vivere molto diversi dai nostri,  un variegato panorama culturale, storico e naturalistico, i templi, le pagode, le città affollate, i meravigliosi parchi e le tranquille città sull’acqua. PechinoShanghaiXi TangLa cucina cinese. Torna su


Pechino,culla dell’Impero cinese

Pechino, capitale amministrativa del Paese, con i suoi contrasti tra antico e moderno, con i suoi millenari palazzi imperiali e la grande muraglia cinese, centinaia di scooter elettrici silenziosissimi che sfrecciano a velocità incredibili sbucando da tutte le parti e gli Hutong, antichi quartieri dove si vive ancora alla vecchia maniera, labirinti di viuzze con le tipiche case a corte. Incontri persone che ti fermano per strada che chiedono, ridendo per l’imbarazzo, una foto insieme, per tanti di loro eravamo gli stranieri di terre lontane. Oppure passeggiare per le vie più moderne e incontrare gruppi di persone che ballano per le strade. Ma ci sono anche i grattacieli, le efficientissime infrastrutture e Piazza Tiananmen (Porta della Pace Celeste) che ospita il mausoleo di Mao, la storia moderna. La Cina è un paese pieno di paradossi e di cose che davvero non ti aspetti, ma il bello è proprio questo. Di certo due cose non passano inosservate: le distanze smisurate e il numero di cinesi in giro! Solo a Pechino vivono 25 milioni di persone. 

Torna su.


Tempio del Cielo 天坛 Tiāntán

E’ uno dei luoghi sacri più importanti della Cina. Si estende su una superficie quasi il doppio della Città Proibita. Risale alla dinastia Ming 1420. Il numero nove e suoi multipli hanno un valore simbolico: nove cerchi concentrici irradiano intorno alla pietra centrale, il primo è costituito da nove pietre e l’ ultimo da 81 pietre (9 da 9). Le scale che conducono ad esso sono sempre in gruppi di nove e l’altare è circondato da 360 balaustre in marmo.  Gli imperatori Qing e Ming, si rivolgevano al “Cielo” per invocare pioggia, vento o pace. La cerimonia, si svolgeva tre volte durante l’anno, la Preghiera per il Buon Raccolto dei Cereali al quindicesimo giorno del primo mese lunare, la Preghiera per la Pioggia nel giorno del solstizio estivo e la Cerimonia del Sacrificio e del Ringraziamento al Cielo nel giorno del solstizio d’inverno. L’imperatore, prima di recarsi al Tempio si ritirava per un giorno intero all’interno della Sala dell’Armonia Intermedia della Città Proibita, per meditare e leggere testi sacri. Il giorno successivo si recava al Tempio, durante questo tragitto tutti i cittadini dovevano rimanere in casa con finestre e porte ben chiuse perché era proibito sbirciare il corteo imperiale. Il consiglio: scarpe comode, si cammina per kilometri! Ma questo vale per tutti i luoghi che andremo a visitare.

Il numero 9

La curiosità: nella numerologia il 9 rappresenta i Regni minerale, vegetale, animale, i nove elementi del corpo umano (ossa, cervello, nervi, vasi sanguigni, sangue, carne, pelle, unghie e capelli. Nel Cristianesimo il numero nove è simbolo del miracolo in quanto quadrato di 3, simbolo della trinità, i nove cori degli angeli, 9 giorni e 9 notti sono la misura del tempo che separa il cielo dalla terra e questa dall’inferno. Nella mitologia 9 sono le muse, nate in 9 notti di amore. In letteratura, nella Divina Commedia 9 sono i gironi dell’inferno e 9 le sfere celesti del paradiso.

Torna su.

Palazzo d’Estate 颐和园, Yíhé yuán

Un “capolavoro di architettura e natura“. Risalente al 1153, alla dinastia Jin, si estende su di una superficie di 2,9 chilometri quadrati. Qui la famiglia reale trascorreva le vacanze estive per sfuggire alla calura estiva. Attorno al grande lago Kunming si affacciano sinuosi corridoi, templi dalle decorazioni dorate, palazzi e padiglioni. All’ingresso di ogni sala e in ogni tempio, c’è sempre un gradino alto circa 30 cm. che aveva la funzione di far inciampare gli spiriti cattivi. Bellissima è la distesa di fiori di loto, considerato il fiore più sacro dalle religioni orientali, che galleggiano candidi sulla superficie del lago. Nel complesso del Tingliguan, dove la famiglia reale seguiva le opere teatrali facciamo una pausa al “Canto del rigogolo» per un pranzo degno dell’imperatore, numerose portate, completamente a base di pesce pescato proprio nel lago Kunming.

Torna su.

La Città Proibita 紫禁城 Zǐjìn chéng


Siamo nel cuore di Pechino, nel più grande Palazzo antico del mondo, la Città Proibita, impenetrabile residenza imperiale fin dal 1406, quando l’imperatore si dichiarò il figlio di Dio. Tutto doveva essere all’altezza del suo potere divino: su circa 150 mila metri quadrati, furono edificati oltre 90 tra palazzi e cortili, 980 edifici e 8.728 stanze. Qui abitavano migliaia di persone, non solo l’imperatore e la sua famiglia, composta dall’imperatrice, dalle concubine o seconde mogli, dai figli e da fratelli, zii e cugini ma anche servi e di guardie, da funzionari e ministri. Vi abitarono 24 imperatori, 14 della Dinastia Ming e 10 della Qing, fino alla proclamazione della Repubblica, strano destino per l’ultimo imperatore, Pu Yi, che fu eletto a soli 2 anni ma morì da impiegato pubblico. Fu aperta al pubblico solo nel 1949. Qui davvero si respira la cultura dell’antica tradizione: tutte le Porte si trovano sull’asse Nord-Sud della vecchia Pechino, e la residenza imperiale doveva trovarsi al centro dell’Universo, muri, colonne, porte e finestre sono dipinte di rosso, colore simbolo di felicità e buona fortuna mentre le tegole dei tetti sono gialle, un colore che durante le dinastie Ming e Qing poteva utilizzare solo l’Imperatore, sui tetti degli edifici principali si notano file di draghi, fenici e leoni, tutti animali simbolici nella cultura tradizionale. Il drago e la fenice, rispettivamente, simboleggiavano l’Imperatore e l’Imperatrice;
Il legno usato per le costruzioni è molto pregiato e non sono stati usati chiodi ma una tecnica ingegneristica tradizionale ad incastro. I leoni posti all’ingresso come guardiani simbolici, sono sempre in numero pari, a sinistra sta la femmina e a destra il maschio.

Curiosità: perché negli spazi aperti non ci sono alberi? Poiché l’imperatore era il Figlio del Cielo, la sua, era la posizione più alta e nessun essere vivente poteva superalo in altezza.

Torna su.

Tempio dei Lama 雍和宫 Yōng hé gōng

Il Tempio dei Lama è composto da un crescendo di edifici a cui si accede da una serie di portici. Fu costruito come residenza del principe Yin Zhen, alla sua morte fu donato ai monaci tibetani. In una grande stanza c’è Maitreya, il Buddha del futuro, in legno dorato, che simboleggia l’amore universale. Una delle sue caratteristiche è di star seduto in modo occidentale. Dietro vi è una statua in legno di sandalo, Weituo , uno dei guardiani del buddismo.

Andando avanti si arriva alla Hall of Harmony ( Yonghedian ). Ci sono tre Buddha di bronzo , che sono il passato, il presente e il futuro. 

Attraversando l’ ultimo cortile del Tempio dei Lama arriviamo al padiglione dei Ten Thousand Joys (Wanfu ge) chiamato anche la Torre del Grande Budda. Dentro c’è una enorme statua alta 26 m. ricavata da un unico blocco di legno di sandalo bianco! Fu un dono del settimo Dalai Lama all’imperatore Qiaonlong.

Torna su.

La Grande Muraglia 長城, 长城, Chángchéng


Il simbolo per eccellenza della Cina, una delle sette meraviglie del mondo. Si snoda su e giù per le montagne, attraversa deserti e praterie per una lunghezza totale di 21196,18 chilometri, da una parte rappresenta la forza della Cina unita dall’altra rappresenta la sua divisione dal resto del mondo. E’ davvero difficile descrivere cosa si prova a passeggiare su una storia di circa 2300 anni. Ogni pietra, ogni scalino e ogni finestra potrebbero raccontare infinite storie.

Questa è proprio una chicca e la voglio raccontare… Terminato il tour sulla Grande Muraglia, il nostro amico/guida Tony ci propone di pranzare presso una locanda tipica locale nei pressi di una sezione di Muraglia meno conosciuta che scende verso un fiume. Potevamo rinunciare ad un”vero pranzo cinese fatto in casa”? Assolutamente no! Il menu? Foglie di albero locale fritte, pesce di fiume arrostito, appena pescato sotto casa, zuppa di spaghetti cinesi. Davvero ottimo.

Torna su.

Tombe Ming 十三陵 Shísān líng

Una serie di colline disposte a ferro di cavallo larghe 7 km e 9 km di profondità. Qui trovano posto le tombe dell’imperatore Yongle e sua moglie, l’imperatrice Xu. Si dice che furono sepolte anche 16 concubine vive per accompagnare il loro imperatore nell’aldilà. La tomba dell’imperatore Wanli e le sue due mogli e le tombe dell’imperatore Zhuzaihou e le sue tre mogli. Una leggenda racconta che toccare la schiena della tartaruga di pietra libera per sempre dalle preoccupazioni…ci crediamo? Noi tocchiamo!

Torna su.


Shanghai, la cosmopolita cinese

“Ancora qualche anno e i germogli dell’economia privata sarebbero spuntati ovunque come bambù dopo la pioggia.”

Mo Yan, Cambiamenti, 2011

Di buon ora ci dirigiamo alla stazione di Pechino, enorme, ma davvero ben organizzata, per andare a Shanghai con il treno ad alta velocità: viaggiamo a 350 chilometri all’ora e senza conducente! 1318 km in circa 4 ore. Il viaggio è molto comodo e la velocità non si sente per nulla. Il paesaggio è quello di immense campagne cinesi interrotte spesso da gru altissime e raggruppamenti di centinaia di palazzi/grattacieli tutti uguali, di certo uno dei segni eloquenti del dinamismo cinese. Se Pechino è la capitale imperiale da sempre, Shanghai, da sempre, è la città cosmopolita più ricca.

Shanghai, per alcuni versi è la città più europea e più vicina alle nostre abitudini. Città molto moderna ma anche ricca di storia. Due quartieri a confronto: il Bund e il Pudong, da un lato la storia con i palazzi coloniali, testimonianze delle concessioni Inglesi e Francesi, che richiamano i nostri eleganti palazzi europei, dall’altra la modernità, lo slancio verso un futuro economico. Come prima tappa, nonostante il caldo che non ci abbandona, ci siamo immersi nella folla del Bund con uno skyline mozzafiato di grattacieli tra i più alti del mondo, tra cui la Shanghai Tower, il secondo edificio più alto del mondo, e il World Financial Center, detto anche “il cavatappi” per via della sua forma. Siamo saliti al 100º piano, a 492 metri  di altezza con un ascensore velocissimo per godere di una vista vista mozzafiato dalle vetrate, o camminando su un pavimento trasparente per passare da un lato all’altro dell’edificio. Imperdibile una passeggiata nella “città vecchia”, racchiusa tra le antiche mura che un tempo la circondavano. Le caratteristiche stradine, i negozi di artigianato classico cinese, i tetti all’insù, le estremità delle facciate dorate, le porte laccate rosse e il favoloso Giardino del Mandarino Yu, ci fanno rivivere il fascino della vecchia Shanghai. Ma torniamo ai tempi nostri ed eccoci fare su e giù per la
Nanjing Road, considerata la via commerciale cinese numero uno, gremita di centri commerciali di lusso con tutte le firme di moda più lussuose del mondo.

Torna su.


Templi e Giardini Yuyuan

I giardini di Yuyuan sono i più famosi di tutta la città di Shanghai. Sono situati nella Città vecchia. Ricordano tanto i disegni ad acquerello cinesi.

 Tempio Jing’an 静安寺

Il Tempio Jing’an, “tempio della pace e della tranquillità”, uno dei più famosi templi di Shanghai, situato al centro della città tra i moderni grattacieli e le vie dello shopping più trend, ospita il più grande Buddha in giada di tutta la Cina, con un’altezza di 3,78 metri e un peso di 11.000 kg.

Tempio del Buddha di Giada

Il tempio del Buddha di Giada è relativamente recente. Deve il suo nome alle due statue di Buddha di giada che furono importate a Shanghai dalla Birmania, un Buddha seduto di tre tonnellate e un Buddha più piccolo sdraiato. Di grande effetto anche le statue dei 3 Buddha d’oro.

Cattedrale di Sant’Ignazio 聖依納爵主教座堂

Un pò di aria di casa quando scorgiamo questa Cattedrale, finalmente un Santo occidentale, ma la cosa curiosa è che i volti di tutti (o quasi) all’interno della chiesa sfoggiano occhi a mandorla. A parte questo, è la cattedrale romano-cattolica più grande con una storia di oltre 90 anni. Al suo interno ci sono tanti altari, soffitti gotici, vetrate colorate e dipinti dell’Ultima Cena.

Torna su.

Shanghai Ocean Aquarium 上海海洋水族馆

Una delle attrazioni più popolari di Shanghai. Anche qui gli spazi sono molto “generosi” , suggestiva l’entrata nel tunnel trasparente direttamente dalle scale mobili. Il tunnel, lungo poco più di 500 metri, attraversa le vasche della barriera corallina costiera, della baia degli squali, la grotta di alghe e l’oceano aperto, sopra la mia testa nuotavano squali tigre e mante enormi, una vera full immersion nel mondo marino. Ci sono molte specie della zona del Sud America, dell’Africa e della Cina fino al Polo Nord e una sezione intera dedicata alle meduse.

East Nanjing Road 南京 东路 (nán jīng dōng lù)

East Nanjing Road, il “paradiso dello shopping” a Shanghai, una parte di Nanjing Road.
C’è un detto che dice: “non sei mai stato a Shanghai a meno che non vai a Nanjing Road”. La strada principale è divisa in due parti, la Nanjing Road est, pedonale e più tranquilla e la Nanjing Road ovest, più caotica, entrambe piene di negozi, centri commerciali e alberghi di lusso, oltre tante botteghe specializzate in cultura, arte e cibo cinese. Il punto in cui la via cambia nome da est a ovest è delimitato dalla piazza del Popolo.

Torna su.


Un giorno in un antico e fiabesco villaggio d’acqua, Xi Tang 西塘

Le case primitive, i vicoli coperti da antiche tettoie di legno (廊棚 lángpéng),  i ponti sui fiumi, i templi, i canali d’acqua, le stradine acciottolate e le donne, che mentre pagaiano nei canali, cantano seguendo il ritmo scandito dal tonfo dei remi nell’acqua, creano un’atmosfera fiabesca con scorci unici al mondo.

Torna su.


La cucina cinese 中国菜, una tra le più antiche del mondo.

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.

Un’altra sorpresa è stato il cibo, dimentichiamoci i ristoranti cinesi “sotto casa”, gli involtini primavera e il pollo alle mandorle. La cucina cinese è molto varia, ricca di pietanze tradizionali che raccontano la storia di un popolo, la sua ricchezza, la sua potenza nel passato. Capirne la tavola aiuta a capirne la storia. Nella cucina cinese vi è sempre una ricerca di equilibrio, tra sapori e tra il caldo ed il freddo. I cibi che rinfrescano (per esempio frutta e verdura, ma più in generale gli alimenti di natura termica fresca) sono più yin rispetto a quelli che riscaldano yang (per esempio spezie e carni bovine e ovine, ma più in generale gli alimenti con natura termica calda). A seconda della regione di provenienza, si possono provare diversi sapori. Ad esempio, a Shanghai abbiamo mangiato pietanze più dolci; le cucine del sud, infatti, tendono ad aggiungere zucchero alle loro ricette. Al contrario di quella di Pechino, dove il cibo aveva un gusto più salato. I sapori più agri sono invece preferiti nelle provincia dello Shanxi, del Fujian, del Guangxi  e nel nord-est del paese, mentre gli abitanti delle provincie dello Hunan, dello Hubei, del Jiangxi, del Guizhou e del Sichuan preferiscono i sapori piccanti.

Ci sarebbe veramente tanto da raccontare sulla cucina cinese che meriterebbe da sola un articolo intero, per cui mi limiterò alle nostre esperienze: in cima alla classifica, l’anatra laccata alla pechinese… buonissima, ma complessa sia nella preparazione prima della cottura sia nella presentazione a tavola. Ma quando arriva il momento del primo boccone, per il nostro palato l’esperienza è impareggiabile! Un’armonia di sapori e sensazioni: dolce, saporito, grasso, delicato, croccante, tenero, scivoloso, unico. Le origini storiche di questa ricetta risalgono alla dinastia mongola Yuan (1206) quando l’anatra laccata era un lusso esclusivo dell’imperatore e della famiglia realeNoi l’abbiamo gustata (per ben due volte) al ristorante Dadong, considerato in assoluto il migliore, al punto che la fama dello chef che dà il nome al locale, Dadong appunto, ha oltrepassato i confini del paese.


Un’altra esperienza culinaria assolutamente da non perdere a Shanghai sono i granchi giganti da Ministry of Crab, dell’acclamato chef Dharshan Munidasa, il primo avamposto internazionale del ristorante dello Sri Lanka classificato al 50° posto nell’elenco dei migliori ristoranti del mondo.


Nell’Hutong 胡同, anima di Pechino, per gustare i migliori  ravioli ripieni, jiaozi 餃子.

In un vicolo laterale, in un Hutong, c’è questo piccolo cortile con tavolini e una piccola sala. Cucina a vista dove preparano al momento degli ottimi ravioli, i multiformi ravioli cinesi colmi di numerosi ripieni. A vederlo, non gli daresti un centesimo ma qui abbiamo mangiato i jiaozi sia fritti che al vapore più buoni in assoluto.

Mangiare vuol dire condividere

Fuori una temperatura percepita di quasi 40 gradi con un tasso di umidità dell’80%, entriamo in un bel ristorante cinese e la pietanza locale più tipica è l’Hot pot, huǒguō 火锅, che tradotto sarebbe pentola di fuoco. La ordiamo. Ci portano una pentola in metallo che posizionano al centro della tavola, con del brodo bollente mantenuto sempre caldo da un fornellino sottostante. Insieme ci vengono servite delle verdure, del tofu, spaghetti e vari tagli di carne. Capiamo che dobbiamo immergere questi ingredienti un pò alla volta nel brodo bollente e via via che cuociono ognuno di noi raccoglierà, dalla stessa pentola, il suo boccone con un mestolino e le bacchette. Il tutto accompagnato da birra a temperatura ambiente. Caldo, anzi bollente, ma davvero ottimo, sicuramente lo avremmo apprezzato di più in inverno ma è uno di quei piatti da provare assolutamente se vi trovate in Cina.


Ristorante locale a Pechino. Non sapremo mai cosa abbiamo mangiato

A Pechino, decidiamo di pranzare in un ristorante locale dove vanno i veri cinesi; non un locale per turisti. Entriamo e veniamo guardati con curiosità un po’ da tutti, l’ordinazione è stata la più disastrosa mai fatta. Il menu è solo in cinese e nessuno parla una parola d’inglese. Al primo tentativo, la cameriera scappa via ridendo e ci manda la sua collega più esperta. Indichiamo prima qualcosa a caso sulla carta del menu ma non ci si capisce proprio, allora ci aiutiamo con i piatti dei vicini con i quali abbiamo familiarizzato e inizia tutto un gesticolare. Alla fine, piazziamo l’ordine. Non sapremo mai cosa abbiamo mangiato.

E adesso una carrellata di piatti…

La ricetta in valigia

Che dire?  Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, ma, visto che a casa ho già la Kitchen Craft, la vaporiera di bambù, in valigia metterò la ricetta dei tradizionali Ravioli al vapore

Per quattro persone – Tempo di preparazione: 30 minuti

  • 100 grammi di farina
  • 50 ml di acqua a temperatura ambiente
  • Sale q.b.
  • 40 grammi di germogli di soia
  • 100 grammi di verza
  • 1 carota
  • 50 grammi di cipollotto
  • 1 pizzico di zenzero fresco
  • Salsa di soia
  • Olio di semi di girasole oppure olio di sesamo
  1. Tagliate le verdure a dadini e/o a listarelle e metterle a soffriggere in poco olio insieme allo zenzero, fino a quando non saranno morbide.
  2. Impastare la farina con il sale e l’acqua, aggiungendo il liquido poco alla volta in modo da ottenere un impasto morbido e liscio;
  3. Stendere la pasta abbastanza sottilmente e ricavarne dei cerchi della grandezza che si preferisce. Riempire con un po’ di verdure saltate e chiudere a mo’ di triangolo, oppure a sacchetto se si preferiscono dei ravioli più corposi;
  4. Sistemare delle foglie di verza sul piano basso di una vaporiera, adagiare i ravioli e lasciarli cuocere con il coperchio chiuso fin quando i ravioli non saranno lucidi.
  5. Servire i ravioli ancora caldi con della salsa di soia.
e... 请享用 Qǐng xiǎngyòng

Torna su.


Al rientro a casa la sensazione è quella di aver assistito ad un incontro affascinante tra il passato e il presente. Sono partita con la curiosità di scoprire, di vedere e sono tornata a casa con la curiosità di voler sapere di più di questo meraviglioso Paese.

Dico  “arrivederci” a questo Paese con lo stesso messaggio lasciato dai delfini al loro abbandono del pianeta Terra e adottato dai fan di fantascienza:

Addio, e grazie per tutto il pesce

da: Guida galattica per gli autostoppisti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.